
La presenza di Pietro, un diritto assoluto della Chiesa
Argomento dottrinale
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In tempo di vacanza della Sede Apostolica, l’elezione di un Sommo Pontefice non è affatto una semplice opzione per la Chiesa. Essa costituisce il suo primo obbligo ed è quindi un diritto dei cattolici. Tale elezione avviene ordinariamente per mezzo dei cardinali. Tuttavia, se esiste un serio dubbio circa la legittimità o la cattolicità di coloro che sono stati creati cardinali, questo dovere ricade sulla Chiesa universale. [1] La Chiesa, in quanto società perfetta, deve necessariamente possedere in se stessa tutti i mezzi per avere al suo interno un Papa incontestato. È quanto insegna papa Leone XIII nella sua enciclica Immortale Dei: «La Chiesa costituisce una società giuridicamente perfetta nel suo genere, perché, per espressa volontà e per grazia del suo Fondatore, possiede in se stessa e da se stessa tutte le risorse necessarie alla sua esistenza e alla sua azione».
Ora, che cosa è più necessario all’esistenza e all’azione della Chiesa se non la presenza certa di Pietro? Questa necessità così evidente non ci viene forse ricordata quotidianamente dalla terribile crisi che la Chiesa attraversa oggi, mentre alcuni contestano l’autorità di colui che si presenta come Successore di Pietro, mentre altri si accontentano di ignorare l’indirizzo che egli intende dare alla Chiesa? Il Sommo Pontefice è forse diventato per noi un semplice elemento di decoro? La Chiesa non deve forse vivere in perfetta armonia con Pietro?
Come spiega il teologo Sylvester Berry, la Chiesa universale avrà sempre il diritto di eleggere il successore di san Pietro:
«Cristo ha stabilito che san Pietro avesse dei successori nel suo primato di giurisdizione sulla Chiesa, ma non ha designato la persona del successore. Spetta alla Chiesa eleggere, o designare in altro modo, la persona che, in seguito a tale elezione o designazione, otterrà il potere di giurisdizione universale per istituzione divina, cioè immediatamente da Cristo, e non da coloro che lo hanno eletto. Quando la Sede Apostolica è vacante, non esiste alcuna autorità suprema nella Chiesa; i vescovi conservano il potere di governare le rispettive diocesi, ma per la Chiesa universale nessuna legge può essere promulgata, nessun dogma di fede può essere definito, nessun concilio legittimo può essere convocato. [2] Per dotarsi di questa autorità suprema, la Chiesa ha il diritto e il dovere di scegliere qualcuno al quale Cristo la conferirà. È dunque evidente che la successione apostolica a livello della Sede Apostolica non può venir meno finché la Chiesa stessa continua a esistere, poiché, anche se la Sede resta vacante per molti anni, la Chiesa conserva sempre il diritto di eleggere un successore legittimo, il quale, una volta eletto, ottiene l’autorità suprema che gli viene conferita da Cristo.» [3]
[1] Cfr. Tommaso de Vio, Cardinale Gaetano, Apologia de comparatione auctoritatis papæ et concilii, cap. XIII., nn. 744-745, in Tractatus de comparatione auctoritatis papæ et concilii cum apologia ejusdem; card. Billot, Tractatus de Ecclesia Christi, 1909, Tomus Prior, Quaestio XIV, De Romano Pontifice, thesi. XXIX, § 1, pp. 610-611.
[2] Vedremo più avanti che esiste un’eccezione per il caso straordinario del Concilio Generale Imperfetto, il cui scopo è precisamente quello di porre rimedio all’assenza del capo visibile della Chiesa.
[3] Rev. E. Sylvester Berry, The Church of Christ: An Apologetic and Dogmatic Treatise, (St. Louis, MO & London, WC: B. Herder Book Co., 1927), p. 2, cap. 12, art. 1, § 1, pp. 397-398.