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Lettera

Unam Sanctam – Un bilancio dei primi sei mesi

21/10/26

Lettera

A tutti i vescovi, sacerdoti, membri del clero, religiosi e laici che sostengono l'iniziativa Unam Sanctam.


A tutti coloro che guardano all'iniziativa Unam Sanctam con interesse e benevolenza.


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Cari amici,

In qualità di una delle voci che si sono levate a sostegno dell'iniziativa Unam Sanctam e avendo partecipato attivamente al lancio di questo movimento insieme ad altri membri del clero e a diversi laici, desidero, con questa lettera, fare il punto sugli sforzi compiuti nei primi sei mesi e offrire la mia umile opinione sul futuro dell'iniziativa.Innanzitutto, vorrei precisare che, pur essendo stato associato in vari modi all'iniziativa Unam Sanctam, non rappresento il movimento in via esclusiva. Fin dall'inizio è stato stabilito che questa iniziativa non potesse essere un'impresa personale, bensì dovesse costituire un appello da parte della Chiesa dispersa; che le singole persone dovessero, per quanto possibile, rimanere in secondo piano a vantaggio del bene comune, attualmente in pericolo. Pertanto, queste brevi parole che vi rivolgo esprimono le mie riflessioni personali in merito, e nulla più.



I risultati raggiunti


Cominciamo con uno sguardo positivo a quanto è stato realizzato. Dal lancio del sito web di Unam Sanctam, la teologia del "Concilio Generale Imperfetto" — quale possibile soluzione all'attuale situazione della Chiesa — ha ottenuto una maggiore diffusione. Sebbene alcune voci avessero già indicato questa strada diversi anni fa — pur senza grande risonanza — oggi è difficile trovare qualcuno che non abbia sentito parlare di Unam Sanctam e delle soluzioni che essa propone. Quanti fedeli cattolici – che finora ignoravano che la Chiesa è una "società perfetta" e che, di conseguenza, possiede in sé tutti i mezzi necessari per sopravvivere fino alla "beata speranza e alla manifestazione della gloria del nostro grande Dio e Salvatore Gesù Cristo" (Tito 2,13), e che finora non vedevano alcuna luce in fondo al tunnel – hanno iniziato a pregare quotidianamente affinché il Signore riunisca la Sua Chiesa, e in particolare i Suoi vescovi, affinché possano studiare insieme i rimedi ai mali che ci affliggono? Solo Dio lo sa.


Per la prima volta dall'inizio di questa terribile crisi, quindici vescovi hanno espresso il loro sostegno – in forma anonima, per il momento – all'idea che la Chiesa debba essere riunita per affrontare le gravi questioni che ci troviamo di fronte. Finora, anche cinquantasei sacerdoti e ottantasette religiosi hanno dato la loro adesione e il loro appoggio. Nulla di simile era mai accaduto prima: non solo a favore della salvaguardia della Messa e dei sacramenti, ma anche come espressione di un sincero desiderio di restaurazione. In un certo senso, questo è per noi motivo di gioia.


Riserve e opposizioni

D'altro canto, è emersa anche un'opposizione. È apparso subito chiaro che questa iniziativa è stata accolta con disprezzo da alcuni, con indifferenza da altri e con una "prudente riserva" da parte di altri ancora. Esaminiamo, dunque, le forme di opposizione a cui abbiamo assistito.


Fin dai suoi esordi, l'iniziativa Unam Sanctam ha cercato di essere il più aperta possibile verso tutti coloro che mostrano ancora il desiderio di cattolicità, facendo in modo che nessuno potesse mettere in discussione la legittimità del movimento sostenendo di essere stato escluso dal dibattito. È bene ricordare che Unam Sanctam non è, né è mai stata, un tentativo di creare l'ennesimo "papa da garage". Unam Sanctam nasce dal desiderio di radunare il gregge disperso, affinché possa ritrovare il Pastore che lo governi e lo mantenga nell'unità. Tuttavia, l'attuale stato di dispersione ha suscitato molti timori, e non mancano atteggiamenti settari. Alcuni non solo contestano la legittimità di un "Concilio Generale Imperfetto", ma non sono nemmeno disposti a intraprendere un dibattito franco e sereno sull'argomento.


  • I conservatori del Novus Ordo: alcuni ci hanno contattato, riconoscendo la gravità della situazione. Eppure, l'iniziativa ha ricevuto ben scarso sostegno. Nonostante tutti i problemi che incontrano, loro hanno un papa...

  • La FSSP ha mostrato scarso interesse per l'iniziativa. Abbiamo ricevuto richieste di chiarimenti e riscontrato una certa benevolenza e curiosità; tuttavia, per loro, la questione è di scarsa rilevanza: hanno un papa...

  • La FSSPX, come prevedibile, è rimasta indifferente. Inutile dire che, sebbene nei fatti non abbiano un papa — essendo, di fatto, scomunicati proprio da colui che chiamano "papa" — in teoria, invece, ne avrebbero uno...

  • I sostenitori della Tesi di Cassiciacum: sono stati forse i più contrari all'iniziativa Unam Sanctam. Va dato loro atto di aver mostrato almeno un certo interesse, per quanto minimo. Abbiamo ricevuto numerose condanne da parte di alcuni loro membri; da parte nostra, li perdoniamo volentieri. Unam Sanctam non nasce da uno zelo amaro, né dal desiderio di forzare la situazione in una direzione specifica. Ma, in fondo, la spiegazione è piuttosto semplice: nonostante tutte le proteste dei sostenitori di questa tesi, in un modo o nell'altro, un papa ce l'hanno. Materialiter, certo — ne siamo ben consapevoli...


Ma volgiamoci ora a coloro che non hanno un Papa — coloro che non sono legati in alcun modo, da alcun vincolo spirituale, alla gerarchia conciliare; nemmeno dalla semplice speranza in una conversione che le conferirebbe quella legittimità che, secondo alcuni, attualmente le manca. Quali ragioni potrebbero giustificare il rifiuto delle proposte — peraltro assai prudenti e moderate — dell'iniziativa Unam Sanctam?


  • Alcuni non hanno voluto offrire alcun sostegno a un'iniziativa che non avevano approvato prima che venisse alla luce. Preghiamo per la conversione dei loro cuori.

  • Altri hanno espresso una sorta di adesione di principio, sostenendo però che i tempi non siano ancora maturi. Desiderano il fine, ma non sembrano disposti a impiegare i mezzi necessari per conseguirlo — almeno per il momento. In altre parole, si tratta di un desiderio inefficace: una pura illusione. Preghiamo affinché trovino il coraggio di mettersi all'opera; chi ben comincia è a metà dell'opera.

  • Altri ancora sono preoccupati dalla presenza di alcuni membri del clero. L'apertura di Unam Sanctam — e il suo impegno a non sostituirsi all'assemblea della Chiesa né ad assumere decisioni che spettano esclusivamente all'episcopato riunito — appare loro sospetta. Li invitiamo a riflettere serenamente in cuor loro e a considerare che da qualche parte bisogna pur iniziare; non si può radunare la Chiesa escludendo, fin dal principio, coloro che desiderano farne parte. Verrà il tempo in cui la Chiesa opererà la necessaria selezione.

  • Altri ancora vorrebbero che il percorso fosse definito con maggiore chiarezza e che certi problemi venissero risolti prima di intraprendere qualsiasi iniziativa. A questo punto, è bene ricordare che Unam Sanctam non è un "Concilio generale imperfetto". Piuttosto, Unam Sanctam è un invito a unirsi, con l’obiettivo di rendere possibile un Concilio Generale Imperfetto, qualora si giungesse alla conclusione che questa sia la soluzione adeguata ai problemi del nostro tempo.

  • L’anonimato dei membri del clero che sostengono l’iniziativa rappresenta un ostacolo per altri. Nonostante le ragioni addotte da chi auspica la fine di tale anonimato, riteniamo che, per il momento, esso debba essere mantenuto per evitare dispute tra fazioni. Unam Sanctam non è un progetto personale e la partecipazione di un singolo individuo non dovrebbe costituire un criterio di discernimento. Unam Sanctam ha stabilito chiaramente che nessuna assemblea, volta direttamente ad affrontare l’attuale condizione della Chiesa, avrà luogo senza che l’identità dei partecipanti sia resa nota.


Prospettive per il futuro

Questo è, a nostro avviso, il quadro della situazione. Verso dove si dirige, dunque, Unam Sanctam? Innanzitutto, credo che Unam Sanctam debba rimanere un faro nella notte. È interessante notare come le obiezioni sollevate nei nostri confronti siano state, quasi sistematicamente, le stesse che Unam Sanctam aveva già individuato. Tali difficoltà, pertanto, erano ben chiare al clero fin dall’inizio. Proponiamo una soluzione, che tuttavia non possiamo attuare senza il concorso dei nostri confratelli. Finché essi sceglieranno di non unirsi a noi, spetta a noi continuare a essere la voce che grida nel deserto: «Preparate la via del Signore» (Isaia 40,3).


Alcuni ritengono che questa iniziativa sia prematura; altri vorrebbero che procedesse più speditamente. In realtà, ciò che conta è che ciascuno compia il proprio dovere. Riteniamo di aver adempiuto al nostro dovere mantenendo vivo il nostro appello per tutto il tempo necessario. A mio avviso, Unam Sanctam non deve né fare passi indietro né agire in modo precipitoso. Del resto, come molti hanno osservato, appare necessario un intervento divino.


Tuttavia, mi sembra che tale intervento divino consista più in una conversione dei cuori che in un miracolo esteriore e spettacolare. Dobbiamo mantenere la rotta con serenità, e Dio trasformerà i cuori di pietra in cuori di carne. In attesa di questa necessaria conversione dei cuori – che lascerà ciascuno con un certo disagio all'idea di negare il proprio sostegno a un sereno desiderio di restaurazione – sarà necessario moltiplicare le iniziative private e gli incontri personali. Se, per il momento, non possiamo ancora riunirci per dare alla Chiesa il Pastore che dovrebbe prendersi cura delle nostre anime, la carità che dimostriamo può, senza dubbio, sanare molte ferite. Molti problemi, infatti, nascono dalla riluttanza a tendersi la mano a vicenda, in quanto anime redente insieme da Cristo e membra di un unico corpo: il corpo del Signore.


Una volta chiesi a un sacerdote se ritenesse che il rimedio alla situazione attuale potesse giungere da un’assemblea di vescovi o da un intervento divino. Il sacerdote rispose: "Monsignore, un’assemblea di vescovi è l’intervento divino che stiamo attendendo. Cristo ha fondato la Sua Chiesa e ha voluto che il successore di Pietro fosse designato dalla Chiesa, sebbene la sua autorità non......non proviene dalla Chiesa, ma da Cristo stesso. La costituzione della Chiesa non muta, e l’intervento di Dio porterà necessariamente alla convocazione del clero, affinché possa essere eletto il Pastore supremo della Chiesa”. Mi sembra una risposta colma di saggezza.


Restiamo dunque saldi nel nostro proposito. Se crediamo davvero che Cristo stia chiamando la Sua Chiesa a riunirsi per porre fine alla terribile crisi che stiamo attraversando, dobbiamo continuare a indicare la via. Questo sarà l’unico crimine di cui potremo essere accusati.


Facciamo tutto ciò che è in nostro potere per affrettare l’arrivo di quel giorno e confidiamo in Dio per ricevere l’aiuto necessario. Preghiamo per la conversione dei cuori e adoperiamoci per essa, in ogni tempo e in ogni circostanza.


Con i migliori auguri, accompagnati dalle mie preghiere e dalla mia benedizione,


Mgr. Pierre Roy

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